Maison&Objet
nadine-kahil 2/12/2025

24 ore a Beirut

Un viaggio tra passato e futuro: dalle vie di Hamra al lusso del centro, dal riuso industriale ai musei restaurati, Beirut si manifesta come un costante divenire fatto di memoria, adattamento e reinvenzione, dove ogni edificio narra una storia viva

Beirut è una città dalle mille sfaccettature, dove il passato dimora silenzioso nelle fondamenta dei suoi edifici e il futuro pulsa nelle loro nuove destinazioni. Passeggiare per le sue strade è come sfogliare un diario architettonico: ville ottomane si affiancano ad appartamenti di metà secolo; facciate segnate dalla guerra sfoggiano nuovi vetri e insegne; vicoli intimi si aprono su ampi viali, ognuno offrendo uno scorcio diverso dell’identità cittadina. In sole 24 ore si può viaggiare dal cuore pulsante di Hamra al luccicante centro, dal riuso industriale agli interni di lusso: Beirut in un vortice di design.

Hamra street, Beirut, Lebanon

Hamra street, Beirut, Libano

Il viaggio inizia ad Hamra, dove la luce del mattino filtra attraverso balconi sovrapposti e le vetrine affollano i marciapiedi. Qui, nel fitto tessuto del polo intellettuale e commerciale della città, ci si imbatte nel ristorante Allo Beirut; al suo centro, un’esplosione di vitalità. Con il suo esterno giocoso e colorato, le sedute audaci e la vegetazione che si riversa all’esterno, è un punto di partenza perfetto. Tra un caffè libanese e un mankoushi al timo (anche se il menu offre ogni specialità libanese), si avverte il risveglio della città: serrande che si alzano, il mormorio del traffico, le vecchie facciate che catturano la luce. L’architettura qui è intima, compatta, e ogni dettaglio racconta una storia nelle ringhiere in ferro battuto, nell’intonaco screpolato, nelle finestre strette incastonate nel muro. Il design del ristorante, aperto 24 ore, strizza l’occhio alla nuova Beirut: calore interno e geometrie audaci si stratificano all’interno di questo guscio più antico.

Student work installation at the Burj El Murr, Beirut, Lebanon

Student work installation at the Burj El Murr, Beirut, Libano

Lasciando Hamra, si entra in un’altra dimensione della città: l’eredità dei suoi vecchi edifici che riprendono vita grazie al design e all’architettura. Prima tappa, Burj El Murr. Un edificio segnato dal conflitto, la cui struttura è oggi celebrata proprio per le cicatrici che porta. Travi a vista, murature rattoppate, pareti divisorie in vetro inserite: l’architettura narra trauma e trasformazione. Qui si trova l’evento creativo “We Design”, che apre lo spazio a giovani creativi universitari, rompendo la vecchia griglia; l’intervento di design rispetta la forma originale pur essendo chiaramente contemporaneo.

Abroyan Factory, Beirut, Lebanon

Abroyan Factory, Beirut, Libano

Proseguendo verso est, a Bourj Hammoud, si raggiunge l’ex fabbrica di Arboyan: soffitti alti, grandi finestre industriali, capriate in acciaio, pavimenti in cemento che ancora sussurrano storie di macchinari centenari. Ora soffiatori di vetro, sarti e modellatori di argilla animano lo spazio. Attraversandolo, si percepisce la continuità: il passato industriale convertito in presente creativo; l’architettura conserva la sua identità anche se la sua funzione cambia. È un documento di lavoro, di economia, di reinvenzione.

Sursock Museum, Beirut, Lebanon

Sursock Museum, Beirut, Libano

L’ora di pranzo porta al Museo Sursock ad Achrafieh. La villa del 1912, con motivi veneziano-ottomani, soffitti alti e proporzioni aristocratiche, fu gravemente danneggiata nell’esplosione del porto del 2020. Il suo restauro, completato nel 2023, ha donato all’edificio una seconda vita. All’interno, si pranza al vicino Im Sherif Resto, sotto archi e accanto a pavimenti in terrazzo, con vista sul giardino. Dopo pranzo, si passeggia per le gallerie del museo: le vetrate, frantumate e meticolosamente riparate, sono un punto culminante: i loro colori profondi, le loro linee di piombo ricreate. L’attuale mostra “Divas” riunisce icone femminili del canto mediorientale, da Dalida a Fairuz, in una cornice architettonica storica, dove il contenitore stesso si fa parte integrante della narrazione.

Gallery of Rafael Moneo's Beirut Souks, Beirut, Lebanon - Photo © Bahaa Ghoussainy

Gallery of Rafael Moneo’s Beirut Souks, Beirut, Libano – Photo © Bahaa Ghoussainy

Nel pomeriggio ci si dirige verso il centro, al rinato Souk di Beirut. Un tempo vie commerciali ottomane, poi martoriate dalla guerra, ora rinate con negozi e boutique all’interno di edifici storici. Si percorrono strette vie pedonali, incastonate tra muri portanti in pietra, con le strutture lignee dei tetti che si intravedono al di sopra delle moderne vetrine in vetro. Qui l’involucro antico rimane: modanature, architravi decorativi, proporzioni di un’epoca passata. I nuovi inserimenti: telai in acciaio, insegne minimaliste, materiali di alto design. L’architettura è riattivata, vecchi gusci ospitano nuovo commercio, la città comprime passato e presente.

Le Cercle, Beirut, Lebanon

Le Cercle, Beirut, Libano

Poco prima di fare il check-in per la notte, ci si ferma a Le Cercle, la principale destinazione di Beirut per l’arredamento di lusso e l’interior design. Situato vicino al quartiere del lusso e del centro, Le Cercle espone marchi di fama mondiale come Roche Bobois (che ha celebrato il suo 20° anniversario a Beirut proprio nello showroom), insieme a B&B Italia, Ligne Roset e altri. A Le Cercle si entra in un mondo espositivo di marmo, noce, ottone, tessuti raffinati; si osserva come l’architettura d’interni si allinei con l’arredamento di alto design. Lo showroom stesso diventa parte integrante del percorso architettonico, una pausa prima dell’hotel, un’ultima immersione nella forma, nel materiale e nell’ambizione spaziale.

Le Gray Hotel, Beirut, Lebanon

Le Gray Hotel, Beirut, Libano

Poi si fa il check-in al Le Gray Hotel: la sua hall, con il suo volume che evoca la storia, le superfici lucide, l’illuminazione sapientemente curata, le finestre originali ricontestualizzate, i materiali scelti per onorare il passato pur offrendo un lusso contemporaneo. Qui ci si lascia avvolgere dalla sera.

La notte porta a Mar Mikhael, il quartiere dell’arte e della cultura di Beirut: gallerie, studi di design, club ricavati da case a schiera e magazzini riconvertiti. Ogni locale ha un interno distinto, eppure ognuno si inserisce in un’architettura che porta i segni del tempo: cemento grezzo, strutture a vista, insegne sbiadite, che coesistono con divanetti in velluto, pavimenti in terrazzo, accenti al neon. Ci si sposta da un luogo all’altro, il guscio della città si trasforma e si adatta, l’architettura è viva.

Downtown Beirut, Lebanon

Downtown Beirut, Libano

Infine, si conclude su un rooftop bar, ammirando i tetti di Beirut, scorci di mare orlati di cedri, le luci della città che illuminano il vecchio e il nuovo. Si riflette sull’arco di questa esperienza: dalle strette vie e dal vivace caffè di Hamra, attraverso il riuso industriale, le ville storiche e i nuovi spazi commerciali, gli showroom di design di lusso, il rinnovamento degli hotel, la vita notturna creativa, il tutto intessuto dalla trama architettonica, dall’intento progettuale e dalla straordinaria capacità di rinnovamento della città.

In 24 ore si è intravista una Beirut che non è solo un luogo, ma un processo: di memoria, di adattamento, di reinvenzione. Gli edifici non sono semplici sfondi, ma partecipanti attivi alla vita culturale della città. E tu, percorrendoli, diventi parte integrante di quella narrazione.

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