
A Madrid il design è ovunque. La capitale spagnola non è storicamente il centro produttivo più rilevante del paese – lo sono molto di più Valencia e Barcellona – eppure è diventata uno dei nodi più vivaci non solo del paese, ma anche a livello continentale. Il motivo sta in un cambiamento di paradigma della disciplina stessa: nato meno di due secoli fa sull’onda della rivoluzione industriale, il design si è trasformato in una pratica che attraversa confini, connette le arti alle scienze, media tra campi del sapere diversi.
Madrid è innanzitutto un centro accademico importante e un polo di riferimento per il mondo della comunicazione. Ha visto crescere una scena indipendente di art-designer che espongono in spazi autonomi e gallerie d’arte, collaborano tra loro e con un network internazionale, contaminandosi a vicenda. E da nove anni è sede del Madrid Design Festival: una manifestazione che anno dopo anno continua a intessere relazioni, cresce e fa il grande sforzo di mostrare a un pubblico generalista le diverse facce possibili del design, da quello più sperimentale a quello più ordinario.
Invitati dal festival, abbiamo percorso la città da nord a sud: dalle lussuose torri di vetro del distretto finanziario fino a Carabanchel, quartiere popolare dove i giovani creativi – allontanati dal centro dalla gentrificazione – si spostano a vivere e aprono studi e laboratori. Abbiamo trovato una creatività diffusa, sapientemente coordinata.
Qui alcuni highlights tra le esposizioni e le installazioni più interessanti.

“André Ricard. Design in Use”, vista della mostra a Fernán Gómez. Centro Cultural de la Villa. Madrid Design Festival 2026
Il maestro del design André Ricard
“André Ricard. Design in Use” è la più grande retrospettiva mai dedicata ad André Ricard, 96 anni, figura chiave della storia del design e pioniere nella costruzione di una cultura del progetto in Spagna. I suoi oggetti sono associati all’ordinario e all’invisibile: progettati per usi specifici, pensati per risolvere bisogni reali e durare nel tempo. Per sottolineare questo carattere di normalità, la mostra è strutturata in stanze domestiche – bagno, cucina, salotto, ufficio – dove i visitatori ritrovano oggetti che hanno accompagnato silenziosamente la propria vita.

Paisanaje, Siesta de la pastora, parte del progetto Alianza por la Lana. Madrid Design Festival 2026
La piattaforma Alianza por la Lana
“Alianza por la Lana” non è un semplice progetto curatoriale, ma una piattaforma che riunisce oltre 450 professionisti, aziende e istituzioni con un obiettivo concreto: recuperare la lana spagnola come risorsa economica e non solo come patrimonio nostalgico. Per secoli considerata “oro bianco”, oggi il 90% della lana spagnola non trova sbocchi commerciali e il suo consumo mondiale è sceso all’1% tra le fibre tessili. Il risultato è un crollo dell’allevamento ovino e l’abbandono progressivo delle aree rurali. Il festival risponde con installazioni, ricerche e progetti che esplorano la lana come risorsa culturale viva, agente ecologico e motore di trasformazione sociale.

Vista della mostra “enLANA2” a Kutrix Gallery. Madrid Design Festival 2026
3 mostre collettive al Madrid Design Festival
A Kutrix Gallery troviamo la mostra collettiva “enLANA2”, anch’essa sotto il cappello di Alianza por la Lana. Curata dalla giornalista Teresa Herrero, rivendica l’uso della lana e il ritorno a materiali primitivi, intrecciando memoria e origine con applicazioni tradizionali aggiornate e rivalorizzate. Ma è molto di più: un racconto trasversale del design spagnolo, con volti vecchi e nuovi: da Andrea Santamarina a Miguel Leiro, dal collettivo ESTO a Patricia Urquiola, da Álvaro Catalán de Ocón a Inés Sistiaga. Interessante anche il formato: Kutrix Gallery occupa temporaneamente un deposito di materiali edili, un contesto tanto incongruo quanto stimolante. Uno spirito simile anima “Peso y Presencia” e “Mediterranean Manifesto”, altre due mostre collettive che rivelano le trame di collaborazione tra autori diversi e mostrano un’attitudine condivisa verso la sperimentazione – non solo materiale, ma anche di senso. Quello che emerge, guardando queste tre mostre insieme, è un design spagnolo e mediterraneo che non si accontenta di produrre oggetti ma vuole interrogarsi sul significato stesso della disciplina.

“Textile Art and Guatemala: Design and Identity”, vista della mostra a Fernán Gómez. Centro Cultural de la Villa. Madrid Design Festival 2026
L’identità tessile del Guatemala
“Textile Art and Guatemala: Design and Identity” è una mostra capace di raccontare un territorio attraverso il design e l’artigianato. Paese ospite del Madrid Design Festival 2026, il Guatemala presenta il suo patrimonio tessile, caratterizzato da una grande varietà di colori, composizioni e tecniche: pattern, geometrie e tinte naturali dialogano con le tendenze della contemporaneità senza perdere il senso e le radici culturali del paese. L’esposizione è completata da un paesaggio sonoro che intreccia voci, lingue e suoni delle diverse comunità tessili guatemalteche, estendendo la mostra oltre il visivo e restituendo la dimensione collettiva e viva di quest’arte.

Jaime Hayon, Love Catcher. Madrid Design Festival 2026
Il monumento soffice di Jaime Hayon
Jaime Hayon è uno dei volti più noti del design spagnolo e protagonista ricorrente del Madrid Design Festival. Quest’anno ha presentato Love Catcher, installazione scultorea concepita come un atto di resistenza visiva in un mondo modellato dal rumore e dal conflitto. Il progetto fa parte di Soft Bronze, una serie di lavori in cui l’artista esplora il contrasto materiale e concettuale tra morbidezza e monumentalità, il permanente e l’effimero. Una figura ibrida – un uccello umanizzato, simbolo ricorrente di libertà nell’immaginario di Hayon – appare pesante e solida, eppure sospesa nell’aria, e proprio in questa contraddizione risiede il suo carattere simbolico.








